Gli oggetti fluttuanti: metodi di interviste sistemiche - La capacità creativa delle famiglie e delle coppie - Philippe Caillé - Yveline Rey
Gli oggetti fluttuanti: metodi di interviste sistemiche
La capacità creativa delle famiglie e delle coppie
Philippe Caillé - Yveline Rey
Nel panorama della psicoterapia sistemico-relazionale, Philippe Caillé e Yveline Rey hanno introdotto un concetto tanto poetico quanto operativo: quello degli oggetti fluttuanti.
Non si tratta semplicemente di strumenti tecnici, ma di dispositivi simbolici che “galleggiano” nello spazio terapeutico tra terapeuta e famiglia, creando un territorio intermedio dove il non detto può prendere forma, il conflitto può essere rappresentato senza essere agito e le emozioni possono essere osservate senza travolgere.
L’oggetto fluttuante non appartiene a nessuno in modo definitivo. Non è del terapeuta, non è della famiglia. È uno spazio condiviso di esplorazione. Proprio per questo è potente: consente di parlare di sé senza esporsi frontalmente, di guardare la relazione senza accusare, di nominare l’indicibile in modo metaforico.
Vediamo, in modo concreto, di cosa si tratta.
La sedia del “più uno”
È uno strumento semplice e sorprendentemente efficace. In stanza viene posta una sedia vuota, che rappresenta un “più uno”: può essere una persona assente (un nonno, un ex partner, un figlio non nato), ma anche un sintomo (l’ansia, la depressione), un evento (un lutto, una separazione), oppure un valore familiare (la religione, il successo, il sacrificio).
La sedia rende visibile ciò che invisibile non è mai stato.
Il sistema familiare, infatti, è sempre influenzato anche da chi non è fisicamente presente. La sedia permette di dare parola a quell’assenza. I membri possono rivolgersi a essa, immaginare cosa direbbe, esprimere ciò che non è stato detto.
Dal punto di vista clinico, la sedia del più uno:
- esternalizza il conflitto,
- rende osservabile l’impatto di una presenza invisibile,
- riduce la polarizzazione tra i membri.
Spesso emergono dinamiche profonde: alleanze, lealtà invisibili, mandati transgenerazionali.
Le sculture sistemiche
Le sculture sono rappresentazioni spaziali delle relazioni. Un membro della famiglia (o il terapeuta) dispone fisicamente i partecipanti nello spazio, scegliendo distanza, orientamento, postura.
La disposizione corporea diventa linguaggio.
Le sculture permettono di:
- rendere visibile la struttura relazionale,
- far emergere gerarchie implicite,
- evidenziare esclusioni o coalizioni.
Una variante potente consiste nel chiedere di costruire:
- la scultura della situazione attuale,
- la scultura del passato,
- la scultura desiderata.
Il movimento tra queste immagini genera consapevolezza e apre possibilità di cambiamento.
Il gioco dell’oca sistemico
Si tratta di una rielaborazione simbolica del tradizionale gioco dell’oca, adattata alla narrazione familiare.
Il percorso è suddiviso in tappe che rappresentano momenti significativi della storia del sistema: nascite, trasferimenti, crisi, successi, traumi. Ogni casella è un evento o una fase evolutiva.
Attraverso il gioco:
- si ricostruisce la memoria familiare,
- si collegano eventi e sintomi,
- si individuano snodi critici.
Il gioco introduce leggerezza senza banalizzare. Il formato ludico abbassa le difese, favorisce la cooperazione e permette di affrontare anche temi dolorosi con maggiore sicurezza emotiva.
Il racconto sistemico
Qui l’oggetto fluttuante è la narrazione stessa.
La famiglia viene invitata a raccontare la propria storia come se fosse una fiaba, un romanzo, una saga. Si possono introdurre personaggi simbolici, metafore, capitoli.
La distanza narrativa permette di:
- trasformare identità rigide (“sono quello problematico”) in ruoli temporanei,
- rivedere il significato degli eventi,
- aprire finali alternativi.
Il racconto sistemico lavora sul potere trasformativo della narrazione: cambiare storia non significa negare i fatti, ma ridefinirne il senso.
Le maschere
Le maschere rappresentano i ruoli che ciascun membro assume nel sistema: il forte, il mediatore, il ribelle, il fragile, il salvatore.
Indossare simbolicamente una maschera significa rendere esplicito un copione relazionale.
Il lavoro consiste nel:
- riconoscere la funzione adattiva della maschera,
- esplorarne i costi,
- sperimentare la possibilità di toglierla o modificarla.
Spesso emerge che la maschera, nata per proteggere il sistema, è diventata una prigione identitaria.
Il blasone familiare
Ispirato agli stemmi araldici, il blasone è una rappresentazione grafica dell’identità familiare.
Si suddivide lo spazio in parti che contengono:
- valori fondamentali,
- motti,
- paure,
- risorse,
- segreti,
- simboli di appartenenza.
È uno strumento potente perché rende visibile l’“ideologia familiare”: ciò che si deve essere, ciò che non si deve mostrare, ciò che viene premiato o punito.
Il blasone permette di interrogarsi su quali elementi meritino di essere tramandati e quali, invece, possano essere trasformati.
Il reflecting team
Il reflecting team nasce nell’ambito della terapia sistemica nordica, in particolare grazie a Tom Andersen, ma viene integrato anche nella pratica degli oggetti fluttuanti.
Un gruppo di terapeuti osserva la seduta e, a un certo punto, condivide ad alta voce riflessioni, ipotesi, immagini, mentre la famiglia ascolta senza intervenire.
Non si tratta di interpretazioni autoritarie, ma di pensieri offerti in modo aperto e dialogico.
Il reflecting team:
- moltiplica i punti di vista,
- riduce la rigidità narrativa,
- favorisce processi di autoriflessione.
La famiglia non è oggetto di analisi, ma testimone di una conversazione su di sé.
Perché funzionano gli oggetti fluttuanti?
Perché creano spazio simbolico.
Gli oggetti fluttuanti:
- abbassano il livello di minaccia,
- permettono di parlare senza accusare,
- rendono visibile l’invisibile,
- attivano la creatività del sistema.
Non impongono soluzioni. Facilitano nuove connessioni.
In un’epoca in cui spesso si cerca la risposta rapida o la tecnica risolutiva, questi strumenti ricordano una verità fondamentale: il cambiamento relazionale non si forza, si costruisce attraverso nuove rappresentazioni condivise.
Gli oggetti fluttuanti non sono magie terapeutiche. Sono cornici che permettono al sistema di vedersi. E quando una famiglia riesce davvero a vedersi — nelle sue rigidità, nelle sue ferite, ma anche nelle sue risorse — qualcosa inizia a muoversi.
Non perché il terapeuta abbia imposto un cambiamento, ma perché il sistema ha trovato un modo nuovo di raccontarsi.
Psicologa Giulia Rinaldi - Blog Consapevolezza Interiore
👉“Lavoro con adulti e giovani adulti che vivono sensi di colpa, pensieri disfunzionali e limiti familiari. Se ti riconosci, prenota un colloquio: inizieremo a costruire insieme il percorso più adatto a te.”
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