Matilda: il potere della conoscenza come strumento di libertà. Un'analisi psicologica del libro e del film
Matilda: il potere della conoscenza come strumento di libertà. Un'analisi psicologica del libro e del film
Tra le storie per ragazzi più amate di sempre, Matilda, scritto da Roald Dahl e successivamente adattato per il cinema, è molto più di una favola per bambini. Dietro la leggerezza della narrazione si nasconde una riflessione profonda sul potere della conoscenza, sull'impatto delle famiglie disfunzionali e sulla capacità di alcuni individui di costruire la propria identità nonostante un ambiente ostile.
La storia di Matilda continua a colpire lettori e spettatori perché parla di una possibilità universale: quella di salvarsi senza diventare ciò che ci ha feriti.
Una bambina straordinaria in una famiglia incapace di vederla
Matilda è una bambina eccezionalmente intelligente, curiosa e sensibile. Ama leggere, imparare e comprendere il mondo. Tuttavia nasce in una famiglia che non riconosce né valorizza queste qualità.
I genitori la ignorano, la deridono e la svalutano costantemente.
Il padre considera lo studio una perdita di tempo. La madre vive in una dimensione superficiale e disinteressata. Il fratello appare sgarbato e rude. Nessuno sembra accorgersi dei bisogni emotivi e intellettuali della bambina.
Dal punto di vista psicologico, Matilda cresce in un contesto caratterizzato da una grave incuria e mancanza di rispecchiamento.
Il rispecchiamento è quel processo attraverso il quale il bambino si sente visto, riconosciuto e compreso. Attraverso gli occhi dei genitori impariamo chi siamo.
Quando questo processo manca, molti bambini finiscono per dubitare di se stessi.
Matilda, invece, compie qualcosa di straordinario: continua a fidarsi delle proprie percezioni.
Non accetta la definizione che la famiglia dà di lei.
Questa è una delle sue risorse psicologiche più importanti.
La lettura come rifugio e strumento di crescita
Uno degli aspetti più affascinanti della storia è il ruolo dei libri.
Per Matilda la lettura non rappresenta una semplice evasione. È molto di più.
I libri diventano:
- una fonte di conoscenza;
- una compagnia emotiva;
- una possibilità di immaginare mondi diversi;
- uno strumento per sviluppare pensiero critico.
Attraverso la biblioteca e la letteratura, Matilda scopre che la realtà della sua famiglia non coincide con tutta la realtà possibile.
Questo è un passaggio psicologico fondamentale.
Molte persone cresciute in ambienti disfunzionali tendono a considerare normali dinamiche che in realtà sono problematiche. Quando non si conosce altro, è difficile immaginare alternative.
La cultura, lo studio e la lettura permettono invece di ampliare l'orizzonte.
Offrono nuove narrazioni.
Nuovi modelli.
Nuove possibilità di esistenza.
In questo senso i libri diventano strumenti di libertà.
Come ci si salva da una famiglia disfunzionale?
Una delle domande centrali di Matilda è proprio questa.
Come può un bambino sopravvivere psicologicamente a un ambiente che non lo sostiene?
La risposta proposta dalla storia non è magica.
Matilda non si salva negando il dolore.
Non si salva fingendo che la sua famiglia sia diversa da ciò che è.
Si salva mantenendo vivo il proprio nucleo identitario.
Continua a coltivare:
- curiosità;
- intelligenza;
- sensibilità;
- capacità di pensare autonomamente.
In psicologia si parla spesso di resilienza.
La resilienza non consiste nel non soffrire.
Consiste nel continuare a svilupparsi nonostante la sofferenza.
Matilda è un esempio straordinario di resilienza perché non lascia che l'ambiente definisca completamente la sua identità.
La signorina Dolcemiele: il potere di un adulto significativo
Uno dei personaggi più importanti della storia è la dolce e timida insegnante, Miss Honey, conosciuta in italiano come Signorina Dolcemiele.
Dal punto di vista psicologico, Dolcemiele rappresenta ciò che viene definito una figura correttiva.
Non è una madre perfetta.
Non salva magicamente Matilda.
Fa qualcosa di più importante.
La vede.
Riconosce il suo talento.
La ascolta.
Le offre uno spazio sicuro.
Molti studi sullo sviluppo infantile mostrano che la presenza anche di un solo adulto significativo può modificare profondamente il percorso evolutivo di un bambino.
Quando un minore cresce in un ambiente difficile, un insegnante, un allenatore, un nonno o un educatore possono diventare figure fondamentali.
Non sostituiscono necessariamente la famiglia.
Ma offrono una nuova esperienza relazionale.
Permettono al bambino di sperimentare che esistono anche relazioni basate sul rispetto e sulla fiducia.
La Signorina Dolcemiele incarna perfettamente questa funzione.
La direttrice Spezzindue e il potere abusivo
In contrapposizione a Dolcemiele troviamo la Signorina Trinciabue nel film, la terribile direttrice Spezzindue nel libro.
La sua figura rappresenta una forma di autorità fondata sulla paura, sull'umiliazione e sul controllo.
Dal punto di vista simbolico, Spezzindue incarna tutte quelle figure che utilizzano il proprio potere per schiacciare la vulnerabilità altrui.
È interessante osservare come Matilda non si limiti a subire questa dinamica.
La mette in discussione.
Riconosce l'ingiustizia.
E, soprattutto, non la interiorizza come verità su se stessa.
Questa capacità di distinguere tra il proprio valore e il giudizio dell'autorità è una competenza psicologica preziosissima.
Il collegamento con la storia di Tara Westover
La storia di Matilda presenta sorprendenti punti di contatto con quella raccontata da Tara Westover nel memoir L'educazione.
Tara cresce in una famiglia estremamente rigida e isolata. Per gran parte dell'infanzia non frequenta la scuola e vive all'interno di un sistema familiare che limita profondamente l'accesso alla conoscenza.
Anche nel suo caso, lo studio diventa la via verso la libertà.
Non una libertà semplice.
Non una libertà priva di dolore.
Ma una libertà conquistata attraverso il sapere.
Come Matilda, Tara scopre che conoscere significa poter vedere il mondo con occhi propri.
Significa sviluppare un pensiero autonomo.
Significa poter scegliere.
Entrambe le storie mostrano che l'istruzione non è solo accumulo di informazioni.
È un processo di trasformazione identitaria.
La conoscenza come atto di emancipazione
Sia Matilda che Tara Westover ci ricordano una verità fondamentale: la conoscenza modifica il rapporto con la realtà.
Quando una persona studia, legge e sviluppa spirito critico, aumenta la propria capacità di distinguere:
- ciò che è vero da ciò che è imposto;
- ciò che desidera da ciò che le viene richiesto;
- ciò che è sano da ciò che è disfunzionale.
Per questo motivo, in molti sistemi familiari rigidi, il pensiero autonomo e critico può essere vissuto come una minaccia.
Pensare con la propria testa significa differenziarsi.
E differenziarsi significa crescere.
La vera magia di Matilda
Molti ricordano Matilda per i suoi poteri telecinetici.
Eppure, da un punto di vista psicologico, la sua vera magia è un'altra.
La sua magia consiste nel non rinunciare a se stessa.
Nel continuare a coltivare il proprio mondo interiore anche quando nessuno sembra comprenderlo.
Nel credere che esista qualcosa oltre i limiti imposti dalla famiglia.
La storia di Matilda parla proprio di questo: della possibilità di costruire la propria identità senza restare prigionieri delle proprie origini.
Non tutti possono scegliere la famiglia in cui nascono.
Ma tutti, almeno in parte, possono scegliere cosa fare di ciò che hanno ricevuto.
Ed è forse questa la lezione più importante del libro: la conoscenza, l'educazione e le relazioni sane non cancellano il passato, ma possono offrire gli strumenti per scrivere un futuro diverso.
Psicologa Giulia Rinaldi - Blog Consapevolezza Interiore
👉“Lavoro con adulti e giovani adulti che vivono sensi di colpa, pensieri disfunzionali e limiti familiari. Se ti riconosci, prenota un colloquio: inizieremo a costruire insieme il percorso più adatto a te.”
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