AQUISTA QUI LA VERSIONE CARTACEA
Non tutte le partenze sono fughe
✨ Introduzione
Questa
è la storia di Luna,
una ragazza gentile, curiosa e un po’ silenziosa.
Abita in una
casetta azzurra, in una città che conosce come le sue tasche: ogni
via, ogni albero, ogni profumo del mattino.
Lì
si sente al sicuro.
Ma a volte… anche un po’ imprigionata.
Hai
mai sentito quella strana sensazione?
Quella di voler restare…
e voler andare via allo stesso tempo?
Luna
sì.
E per questo, un giorno, si troverà davanti a una scelta
importante.
Questa
non è solo la storia di un viaggio.
È la storia di un cuore
che impara ad ascoltarsi.
Di una paura che si trasforma in
coraggio.
E di una valigia speciale… piena di sogni, ricordi e
ali invisibili.
Se
hai mai avuto paura di cambiare,
se ti sei mai chiesto cosa
succede quando segui la voce del cuore…
questa storia è anche
un po’ la tua.
Prontə
a partire con Luna?
Questa
è la storia di Luna,
una ragazza gentile, curiosa e un po’ silenziosa.
Abita in una
casetta azzurra, in una città che conosce come le sue tasche: ogni
via, ogni albero, ogni profumo del mattino.
Lì
si sente al sicuro.
Ma a volte… anche un po’ imprigionata.
Hai
mai sentito quella strana sensazione?
Quella di voler restare…
e voler andare via allo stesso tempo?
Luna
sì.
E per questo, un giorno, si troverà davanti a una scelta
importante.
Questa
non è solo la storia di un viaggio.
È la storia di un cuore
che impara ad ascoltarsi.
Di una paura che si trasforma in
coraggio.
E di una valigia speciale… piena di sogni, ricordi e
ali invisibili.
Se
hai mai avuto paura di cambiare,
se ti sei mai chiesto cosa
succede quando segui la voce del cuore…
questa storia è anche
un po’ la tua.
Prontə a partire con Luna?
🟣 Capitolo 1 – Ruscelloquieto
C’era
una volta una ragazza di nome Luna
che viveva in una piccola città circondata da colline morbide e
campi profumati. La città si chiamava Ruscelloquieto,
perché un ruscello passava proprio al centro, sussurrando segreti a
chi sapeva ascoltarli.
Luna
conosceva ogni pietra, ogni angolo e ogni suono di quel posto.
Al
mattino, si svegliava con il canto degli uccellini che facevano il
nido sul suo balcone. Al pomeriggio, andava a lavorare nella Bottega
delle Parole,
una piccola libreria dove sistemava i libri, raccontava storie ai
bambini e preparava tisane alla menta per i clienti più affezionati.
Viveva
in una casetta azzurra con le persiane bianche, insieme al suo
cagnolino Briciola,
un batuffolo con gli occhi vispi e il naso sempre curioso.
Tutto
sembrava perfetto.
Eppure…
Ogni
tanto, Luna sentiva qualcosa dentro il petto.
Una specie di
vento
imprigionato,
che le girava tra il cuore e lo stomaco, senza sapere dove andare.
“È
solo stanchezza,” si diceva.
“È
solo la noia dei giorni tutti uguali,” pensava.
“È
solo paura di cambiare,” sussurrava, ma non troppo convinta.
La
verità era che Luna amava Ruscelloquieto… ma allo stesso tempo, le
stava stretta.
Era
come se camminasse ogni giorno con delle scarpe belle, ma troppo
piccole.
Un
giorno, mentre tornava a casa con Briciola al guinzaglio e il
tramonto che colorava le case di rosa, incontrò il suo compagno Leo,
che la aspettava seduto sul muretto del parco, con un sorriso negli
occhi.
Leo
amava viaggiare. Disegnava mappe, collezionava sogni, e ogni volta
che parlava di posti nuovi i suoi occhi brillavano come stelle.
Quella
sera le disse, con la voce piena di coraggio:
“Luna…
ho trovato una casa in una città lontana. Si chiama Altravia.
È piena di colori, di persone da conoscere, di possibilità.
Potremmo andarci insieme.”
Il
cuore di Luna fece tump.
Poi
tump-tump.
Poi
un silenzio lunghissimo, come se il tempo si fosse fermato tra un
respiro e l’altro.
Restare?
Partire?
E
se sbagliava?
E se invece era proprio ciò che le serviva?
Briciola
le leccò una mano, come a dirle: “Io
ci sono, ovunque tu vada.”
Luna
non rispose subito. Ma quella notte, mentre fuori il vento faceva
ballare le foglie, prese una coperta, uscì nel giardino, si sedette
sotto la Vecchia
Quercia Parlante
e chiuse gli occhi.
Era
tempo di ascoltare.
C’era una volta una ragazza di nome Luna che viveva in una piccola città circondata da colline morbide e campi profumati. La città si chiamava Ruscelloquieto, perché un ruscello passava proprio al centro, sussurrando segreti a chi sapeva ascoltarli.
Luna
conosceva ogni pietra, ogni angolo e ogni suono di quel posto.
Al
mattino, si svegliava con il canto degli uccellini che facevano il
nido sul suo balcone. Al pomeriggio, andava a lavorare nella Bottega
delle Parole,
una piccola libreria dove sistemava i libri, raccontava storie ai
bambini e preparava tisane alla menta per i clienti più affezionati.
Viveva in una casetta azzurra con le persiane bianche, insieme al suo cagnolino Briciola, un batuffolo con gli occhi vispi e il naso sempre curioso.
Tutto sembrava perfetto.
Eppure…
Ogni
tanto, Luna sentiva qualcosa dentro il petto.
Una specie di
vento
imprigionato,
che le girava tra il cuore e lo stomaco, senza sapere dove andare.
“È solo stanchezza,” si diceva.
“È solo la noia dei giorni tutti uguali,” pensava.
“È solo paura di cambiare,” sussurrava, ma non troppo convinta.
La verità era che Luna amava Ruscelloquieto… ma allo stesso tempo, le stava stretta.
Era come se camminasse ogni giorno con delle scarpe belle, ma troppo piccole.
Un giorno, mentre tornava a casa con Briciola al guinzaglio e il tramonto che colorava le case di rosa, incontrò il suo compagno Leo, che la aspettava seduto sul muretto del parco, con un sorriso negli occhi.
Leo amava viaggiare. Disegnava mappe, collezionava sogni, e ogni volta che parlava di posti nuovi i suoi occhi brillavano come stelle.
Quella sera le disse, con la voce piena di coraggio:
“Luna… ho trovato una casa in una città lontana. Si chiama Altravia. È piena di colori, di persone da conoscere, di possibilità. Potremmo andarci insieme.”
Il cuore di Luna fece tump.
Poi tump-tump.
Poi un silenzio lunghissimo, come se il tempo si fosse fermato tra un respiro e l’altro.
Restare?
Partire?
E se sbagliava?
E se invece era proprio ciò che le serviva?
Briciola le leccò una mano, come a dirle: “Io ci sono, ovunque tu vada.”
Luna non rispose subito. Ma quella notte, mentre fuori il vento faceva ballare le foglie, prese una coperta, uscì nel giardino, si sedette sotto la Vecchia Quercia Parlante e chiuse gli occhi.
Era tempo di ascoltare.
🟡 Capitolo 2 – La voce del cuore
La
Vecchia Quercia
Parlante si
trovava proprio in fondo al giardino di Luna, accanto al vecchio
pozzo dei desideri. Nessuno sapeva davvero da quanto tempo fosse lì.
Alcuni dicevano che avesse mille anni. Altri che fosse nata il giorno
in cui il primo sogno di libertà aveva messo radici.
Luna
si sedette sotto i suoi rami intrecciati. Aveva portato una coperta,
una tazza di latte caldo e Briciola, che si acciambellò tra le sue
ginocchia.
— “Quercia…”
sussurrò Luna, “sono confusa. Qui mi sento al sicuro, ma anche...
imprigionata. Là fuori mi sento viva, ma anche spaventata. Come si
fa a scegliere?”
La
corteccia della Quercia scricchiolò piano, come se stesse
stiracchiandosi dopo un lungo sonno. Poi una voce bassa e gentile
risuonò tra le foglie:
“Bambina
mia… non tutte le gabbie hanno sbarre.
A volte, sono fatte di
abitudini, di paure travestite da protezione.
E non tutte le
partenze sono fughe: alcune sono ritorni… verso sé stessi.”
Luna
si accoccolò ancora di più. Il cuore batteva piano, come quando
ascolti una melodia nuova eppure familiare.
— “E
se sbaglio?” chiese.
“Sbagliare,”
disse la Quercia, “è come cadere da un ramo basso. Fa un po’
male, ma poi ti rialzi. Restare dove non cresci… è come smettere
di fiorire.”
Il
vento passò tra le fronde, e sembrava accarezzarle la fronte.
— “Ma
qui ho la mia casa… il mio lavoro… tutto quello che conosco…”
“E
là fuori hai tutto ciò che ancora
non conosci.
Hai domande che aspettano risposte, strade che
vogliono essere camminate, sogni che premono per uscire.”
Un
silenzio dolce avvolse tutto.
Luna
chiuse gli occhi.
Per la prima volta, invece di ascoltare le
paure, provò ad ascoltare quella piccola
voce gentile
che veniva da dentro.
Era
sottile come un filo di vento, ma c’era.
E
diceva solo:
“C’è
altro. E meriti di scoprirlo.”
Quella
notte, Luna sognò di volare.
Non troppo lontano, non troppo in
alto.
Solo il giusto per vedere
se stessa da fuori,
e sorridere.
Per la prima volta… senza sentirsi in colpa.
La Vecchia Quercia Parlante si trovava proprio in fondo al giardino di Luna, accanto al vecchio pozzo dei desideri. Nessuno sapeva davvero da quanto tempo fosse lì. Alcuni dicevano che avesse mille anni. Altri che fosse nata il giorno in cui il primo sogno di libertà aveva messo radici.
Luna si sedette sotto i suoi rami intrecciati. Aveva portato una coperta, una tazza di latte caldo e Briciola, che si acciambellò tra le sue ginocchia.
— “Quercia…” sussurrò Luna, “sono confusa. Qui mi sento al sicuro, ma anche... imprigionata. Là fuori mi sento viva, ma anche spaventata. Come si fa a scegliere?”
La corteccia della Quercia scricchiolò piano, come se stesse stiracchiandosi dopo un lungo sonno. Poi una voce bassa e gentile risuonò tra le foglie:
“Bambina mia… non tutte le gabbie hanno sbarre.
A volte, sono fatte di abitudini, di paure travestite da protezione.
E non tutte le partenze sono fughe: alcune sono ritorni… verso sé stessi.”
Luna si accoccolò ancora di più. Il cuore batteva piano, come quando ascolti una melodia nuova eppure familiare.
— “E se sbaglio?” chiese.
“Sbagliare,” disse la Quercia, “è come cadere da un ramo basso. Fa un po’ male, ma poi ti rialzi. Restare dove non cresci… è come smettere di fiorire.”
Il vento passò tra le fronde, e sembrava accarezzarle la fronte.
— “Ma qui ho la mia casa… il mio lavoro… tutto quello che conosco…”
“E là fuori hai tutto ciò che ancora non conosci.
Hai domande che aspettano risposte, strade che vogliono essere camminate, sogni che premono per uscire.”
Un silenzio dolce avvolse tutto.
Luna
chiuse gli occhi.
Per la prima volta, invece di ascoltare le
paure, provò ad ascoltare quella piccola
voce gentile
che veniva da dentro.
Era sottile come un filo di vento, ma c’era.
E
diceva solo:
“C’è
altro. E meriti di scoprirlo.”
Quella
notte, Luna sognò di volare.
Non troppo lontano, non troppo in
alto.
Solo il giusto per vedere
se stessa da fuori,
e sorridere.
Per la prima volta… senza sentirsi in colpa.
🧳 Capitolo 3 – Le valigie dell’anima
Il
mattino seguente, Luna si svegliò con una strana sensazione: era
come se qualcosa fosse cambiato… ma fuori tutto era uguale.
Il
cielo aveva lo stesso colore.
Briciola dormiva ancora
raggomitolato sul suo cuscino.
Le tazze erano al loro posto, la
libreria profumava di carta e menta.
Ma
dentro di lei,
qualcosa si era mosso.
Era come se una piccola porta, tenuta
chiusa per tanto tempo, si fosse socchiusa appena appena.
Luna
decise di fare una cosa nuova:
preparare una valigia.
Ma
non una valigia normale — una
valigia dell’anima.
Prese
un vecchio baule di legno che teneva sotto al letto, lo aprì piano,
e cominciò a chiedersi:
— “Se
dovessi partire davvero…
cosa porterei davvero
con me?”
Nel
baule mise prima di tutto un piccolo barattolo con dentro la
luce dei tramonti di Ruscelloquieto.
Era la luce che l’aveva accompagnata tante volte, nei giorni tristi
e in quelli pieni di speranza.
Poi
aggiunse una foto
di Briciola cucciolo,
quando lo aveva trovato abbandonato e gli aveva promesso che non
sarebbe mai più stato solo.
Mise
anche un vecchio biglietto scritto da una bambina che aveva ascoltato
una delle sue storie in libreria:
“Cara
Luna, le tue parole mi hanno fatto volare.
Non smettere mai di
raccontare.”
Quel biglietto le ricordava chi
era, anche nei
giorni in cui si dimenticava di saper volare.
Poi
si fermò.
— “E
le paure?” si chiese.
— “Le porto o le lascio?”
Le
osservò bene: erano tante. Paura di non farcela. Di pentirsi. Di
perdere tutto.
Le mise in un sacchetto trasparente, ci scrisse
sopra:
"Solo
da guardare, non da guidare."
E
le infilò nel fondo del baule. Perché sì, sarebbero venute con
lei, ma non
avrebbero deciso la strada.
Infine,
prese un piccolo oggetto che aveva nascosto da tempo: una piuma
d’argento.
Leo gliel’aveva regalata quando si erano
conosciuti.
“È per quando dimentichi che hai le ali,” le
aveva detto.
Il
baule ora era pronto.
Ma
soprattutto… lo era Luna.
Forse
non completamente, forse con il cuore che tremava ancora un po’.
Ma
con una nuova
certezza silenziosa:
che
non c’è crescita senza lasciare il ramo.
Che non c’è
coraggio senza una goccia di timore.
E che dentro di lei…
c’era già tutto.
🌱 “Alcuni
viaggi cominciano prima ancora di partire.”
Il mattino seguente, Luna si svegliò con una strana sensazione: era come se qualcosa fosse cambiato… ma fuori tutto era uguale.
Il
cielo aveva lo stesso colore.
Briciola dormiva ancora
raggomitolato sul suo cuscino.
Le tazze erano al loro posto, la
libreria profumava di carta e menta.
Ma
dentro di lei,
qualcosa si era mosso.
Era come se una piccola porta, tenuta
chiusa per tanto tempo, si fosse socchiusa appena appena.
Luna
decise di fare una cosa nuova:
preparare una valigia.
Ma
non una valigia normale — una
valigia dell’anima.
Prese un vecchio baule di legno che teneva sotto al letto, lo aprì piano, e cominciò a chiedersi:
— “Se
dovessi partire davvero…
cosa porterei davvero
con me?”
Nel baule mise prima di tutto un piccolo barattolo con dentro la luce dei tramonti di Ruscelloquieto. Era la luce che l’aveva accompagnata tante volte, nei giorni tristi e in quelli pieni di speranza.
Poi aggiunse una foto di Briciola cucciolo, quando lo aveva trovato abbandonato e gli aveva promesso che non sarebbe mai più stato solo.
Mise anche un vecchio biglietto scritto da una bambina che aveva ascoltato una delle sue storie in libreria:
“Cara Luna, le tue parole mi hanno fatto volare.
Non smettere mai di raccontare.”
Quel biglietto le ricordava chi era, anche nei giorni in cui si dimenticava di saper volare.
Poi si fermò.
— “E
le paure?” si chiese.
— “Le porto o le lascio?”
Le
osservò bene: erano tante. Paura di non farcela. Di pentirsi. Di
perdere tutto.
Le mise in un sacchetto trasparente, ci scrisse
sopra:
"Solo
da guardare, non da guidare."
E
le infilò nel fondo del baule. Perché sì, sarebbero venute con
lei, ma non
avrebbero deciso la strada.
Infine,
prese un piccolo oggetto che aveva nascosto da tempo: una piuma
d’argento.
Leo gliel’aveva regalata quando si erano
conosciuti.
“È per quando dimentichi che hai le ali,” le
aveva detto.
Il baule ora era pronto.
Ma soprattutto… lo era Luna.
Forse
non completamente, forse con il cuore che tremava ancora un po’.
Ma
con una nuova
certezza silenziosa:
che
non c’è crescita senza lasciare il ramo.
Che non c’è
coraggio senza una goccia di timore.
E che dentro di lei…
c’era già tutto.
🌱 “Alcuni viaggi cominciano prima ancora di partire.”
🌕 Capitolo 4 – La scelta di Luna
Era
domenica mattina.
Il
sole si era appena affacciato sul tetto della casetta azzurra e i
primi uccellini facevano ginnastica tra i rami. Luna si alzò piano,
fece una carezza a Briciola, preparò due tazze di tè alla vaniglia
e si sedette sul balcone, con il baule accanto a sé.
Leo
arrivò poco dopo, con lo zaino in spalla e gli occhi pieni di
attesa.
Non
chiese nulla.
Aspettò.
Sapeva che certe risposte hanno
bisogno di silenzio per farsi spazio.
Luna
lo guardò a lungo.
Poi guardò la città.
I tetti
familiari, la libreria con l’insegna un po’ storta, la quercia in
fondo al giardino, il ruscello che mormorava piano.
Era
la sua
città.
Le
aveva dato tanto.
Le aveva insegnato cos’era
l’appartenenza…
…e anche cosa significa sentirsi
intrappolati.
Respirò
profondamente.
E poi, con un filo di voce, disse:
“Io
vengo.”
Leo
non disse nulla. Ma gli occhi gli si illuminarono come
lanterne.
Briciola abbaiò felice e corse in tondo tre volte.
Luna
prese il baule, chiuse la porta di casa piano piano, e si voltò per
un ultimo sguardo.
— “Grazie,”
sussurrò alla città.
— “Grazie per le radici… ora vado a
cercare le mie ali.”
Il
viaggio verso Altravia
fu lungo e pieno di emozioni.
Le colline scorrevano leggere,
come onde di un mare che ancora non conoscevano.
Leo cantava a
bassa voce.
Briciola teneva il muso fuori dal finestrino.
E
Luna… Luna sentiva un vento nuovo dentro al petto.
Non
era più il vento imprigionato dei giorni passati.
Era
un vento che
sapeva dove andare.
Nella
nuova città tutto era diverso.
Le strade parlavano un’altra
lingua.
Le persone avevano occhi nuovi da incontrare.
E
ogni giorno, Luna imparava qualcosa che prima non conosceva:
una
strada, un sapore, una parola gentile da uno sconosciuto.
C’erano
momenti difficili, certo.
La nostalgia bussava, a volte.
Ma
ora Luna sapeva ascoltare…
…e rispondere con coraggio.
Una
sera, mentre scriveva nel suo nuovo taccuino, Luna disegnò una
valigia con le ali.
Sopra
scrisse:
“Non
ho lasciato casa.
Ho lasciato la paura di cambiare.”
E
proprio in quel momento, sentì il ruscello di Ruscelloquieto,
lontano, sussurrarle con dolcezza:
“Vai,
bambina mia.
Le radici profonde sanno quando è tempo di
volare.”
🌟 Fine…
o forse inizio?
💬 Frase
chiave:
“Non
tutte le partenze sono fughe: alcune sono ritorni… verso sé
stessi.”
Era domenica mattina.
Il sole si era appena affacciato sul tetto della casetta azzurra e i primi uccellini facevano ginnastica tra i rami. Luna si alzò piano, fece una carezza a Briciola, preparò due tazze di tè alla vaniglia e si sedette sul balcone, con il baule accanto a sé.
Leo arrivò poco dopo, con lo zaino in spalla e gli occhi pieni di attesa.
Non
chiese nulla.
Aspettò.
Sapeva che certe risposte hanno
bisogno di silenzio per farsi spazio.
Luna
lo guardò a lungo.
Poi guardò la città.
I tetti
familiari, la libreria con l’insegna un po’ storta, la quercia in
fondo al giardino, il ruscello che mormorava piano.
Era
la sua
città.
Le
aveva dato tanto.
Le aveva insegnato cos’era
l’appartenenza…
…e anche cosa significa sentirsi
intrappolati.
Respirò
profondamente.
E poi, con un filo di voce, disse:
“Io vengo.”
Leo
non disse nulla. Ma gli occhi gli si illuminarono come
lanterne.
Briciola abbaiò felice e corse in tondo tre volte.
Luna prese il baule, chiuse la porta di casa piano piano, e si voltò per un ultimo sguardo.
— “Grazie,”
sussurrò alla città.
— “Grazie per le radici… ora vado a
cercare le mie ali.”
Il
viaggio verso Altravia
fu lungo e pieno di emozioni.
Le colline scorrevano leggere,
come onde di un mare che ancora non conoscevano.
Leo cantava a
bassa voce.
Briciola teneva il muso fuori dal finestrino.
E
Luna… Luna sentiva un vento nuovo dentro al petto.
Non era più il vento imprigionato dei giorni passati.
Era un vento che sapeva dove andare.
Nella
nuova città tutto era diverso.
Le strade parlavano un’altra
lingua.
Le persone avevano occhi nuovi da incontrare.
E
ogni giorno, Luna imparava qualcosa che prima non conosceva:
una
strada, un sapore, una parola gentile da uno sconosciuto.
C’erano
momenti difficili, certo.
La nostalgia bussava, a volte.
Ma
ora Luna sapeva ascoltare…
…e rispondere con coraggio.
Una sera, mentre scriveva nel suo nuovo taccuino, Luna disegnò una valigia con le ali.
Sopra scrisse:
“Non ho lasciato casa.
Ho lasciato la paura di cambiare.”
E proprio in quel momento, sentì il ruscello di Ruscelloquieto, lontano, sussurrarle con dolcezza:
“Vai, bambina mia.
Le radici profonde sanno quando è tempo di volare.”
🌟 Fine… o forse inizio?
💬 Frase chiave:
“Non tutte le partenze sono fughe: alcune sono ritorni… verso sé stessi.”
🌅 Conclusione
E
così, Luna partì.
Non perché voleva fuggire…
ma perché
aveva imparato ad ascoltare il
suo cuore che cresceva.
Ogni
passo era un piccolo sì a sé stessa.
Ogni paura superata, una
piuma nuova sulle sue ali.
Aveva
lasciato tante cose.
Ma aveva portato con sé ciò che contava
davvero:
la gentilezza, il coraggio, l’amore per le storie,
e
un cagnolino fedele di nome Briciola.
Ora
sapeva una cosa importante:
la
casa più vera è quella che ci portiamo dentro.
E
quando tornava con la mente alla sua città…
non sentiva più
una gabbia, ma un giardino.
Un luogo che l’aveva fatta
nascere.
Ma non era l’unico in cui poteva fiorire.
Se
un giorno ti troverai anche tu davanti a una grande scelta,
se
sentirai dentro di te il vento che ti chiama…
ricorda Luna.
E
la sua valigia con le ali.
Perché
non sei solə.
E
dentro di te…
hai già tutto quello che ti serve per volare.
🕊️ Fine,
con un sorriso che sa di inizio.
E
così, Luna partì.
Non perché voleva fuggire…
ma perché
aveva imparato ad ascoltare il
suo cuore che cresceva.
Ogni
passo era un piccolo sì a sé stessa.
Ogni paura superata, una
piuma nuova sulle sue ali.
Aveva
lasciato tante cose.
Ma aveva portato con sé ciò che contava
davvero:
la gentilezza, il coraggio, l’amore per le storie,
e
un cagnolino fedele di nome Briciola.
Ora
sapeva una cosa importante:
la
casa più vera è quella che ci portiamo dentro.
E
quando tornava con la mente alla sua città…
non sentiva più
una gabbia, ma un giardino.
Un luogo che l’aveva fatta
nascere.
Ma non era l’unico in cui poteva fiorire.
Se
un giorno ti troverai anche tu davanti a una grande scelta,
se
sentirai dentro di te il vento che ti chiama…
ricorda Luna.
E
la sua valigia con le ali.
Perché
non sei solə.
E
dentro di te…
hai già tutto quello che ti serve per volare.
🕊️ Fine, con un sorriso che sa di inizio.
Esercizi creativi
✏️ Il tuo baule con le ali
Anche
tu, proprio come Luna, hai dentro di te un piccolo baule
segreto.
Dentro ci sono le
cose più importanti per te,
quelle che ti fanno sentire forte, amato, coraggioso.
Vuoi
provare a scoprire cosa ci metteresti?
Anche
tu, proprio come Luna, hai dentro di te un piccolo baule
segreto.
Dentro ci sono le
cose più importanti per te,
quelle che ti fanno sentire forte, amato, coraggioso.
Vuoi
provare a scoprire cosa ci metteresti?
🌟 Disegna o scrivi nel baule qui sotto:
(Puoi
anche farlo su un foglio, se preferisci!)
🧳 Cosa
metteresti nel tuo baule con le ali?
Un
ricordo felice:
✍️
________________________________________________
Una
persona o un animale che ami:
✍️
________________________________________________
Una
tua qualità speciale (anche se piccola):
✍️
________________________________________________
Una
paura che vuoi portare… ma non far guidare:
✍️
________________________________________________
Una
parola che ti dà forza:
✍️
________________________________________________
(Puoi anche farlo su un foglio, se preferisci!)
🧳 Cosa metteresti nel tuo baule con le ali?
Un ricordo felice:
✍️ ________________________________________________Una persona o un animale che ami:
✍️ ________________________________________________Una tua qualità speciale (anche se piccola):
✍️ ________________________________________________Una paura che vuoi portare… ma non far guidare:
✍️ ________________________________________________Una parola che ti dà forza:
✍️ ________________________________________________
🎨 Disegna la tua valigia con le ali!
Com’è
fatta? Che colore ha? Che forma? Dove ti porterebbe?
📍
“Questa è la mia
valigia dell’anima…”
Com’è fatta? Che colore ha? Che forma? Dove ti porterebbe?
📍
“Questa è la mia
valigia dell’anima…”
💬 Una frase per te:
“Dentro
di te c’è un coraggio silenzioso…
che aspetta solo un
piccolo sì per spiccare il volo.”
—
Scrivila, appendila, o sussurrala ogni volta che ne hai bisogno.
Psicologa Giulia Rinaldi - Blog Consapevolezza interiore
“Dentro di te c’è un coraggio silenzioso…
che aspetta solo un piccolo sì per spiccare il volo.”
— Scrivila, appendila, o sussurrala ogni volta che ne hai bisogno.
Psicologa Giulia Rinaldi - Blog Consapevolezza interiore

Commenti
Posta un commento