Perché alle volte chi ha subito violenza vede una minaccia dove non c'è ed accetta comportamenti lesivi inaccettabili?
Perché alle volte chi ha subito violenza vede una minaccia dove non c'è ed accetta comportamenti lesivi inaccettabili?
Chi ha subito violenza, soprattutto psicologica o relazionale, può sviluppare due reazioni opposte ma collegate:
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Vede minacce dove non ci sono– Il sistema nervoso è in iper-allerta, sempre pronto a difendersi.– Scatta il “meccanismo di sopravvivenza”: si legge il pericolo anche in segnali neutri.
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Accetta comportamenti inaccettabili– Perché li ha normalizzati nel passato.– Perché il confine tra “amore” e “dolore” è stato confuso.– Perché il bisogno di essere visti, amati o di “sistemare le cose” è più forte della percezione del danno.
Perché vede una minaccia dove non c'è?
Quando una persona cresce o vive a lungo in un contesto violento, il suo sistema nervoso impara qualcosa di fondamentale:
Il mondo non è sicuro. Gli altri possono ferire. Bisogna essere sempre in allerta.
Si chiama iper-vigilanza.
Il corpo, il cervello, l’inconscio restano sempre pronti al pericolo, perché in passato non essere pronti ha significato soffrire.
È una strategia di sopravvivenza, non un “esagerare”.
Quando il trauma è stato costante o ripetuto, questa modalità diventa automatica.
Basta un tono di voce, un’espressione, un silenzio per attivare campanelli d'allarme.
È memoria del corpo, non debolezza.
Perché accetta comportamenti lesivi inaccettabili?
Perché la persona traumatizzata spesso ha:
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Interiorizzato la violenza come normale
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Imparato a tollerare l’intollerabile
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Confuso amore con adattamento, silenzio, sopravvivenza
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Spostato la colpa su di sé (“sono io il problema”)
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Paura dell’abbandono più della paura del dolore
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Scarsa fiducia nei propri confini
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Paura di disturbare, di perdere l’altro, di essere punita
Parliamo di trauma bonding ed imprinting affettivo traumatico.
Se chi ti ha cresciuto ti ha fatto male ma era anche il tuo unico riferimento, il tuo cervello ha imparato:
“L’amore è così: fa male, ma devo starci. Se soffro, vuol dire che ci tengo.”
Diventa familiare.
E ciò che è familiare, pur essendo tossico, viene percepito come sicuro.
La violenza, pur atroce, è “conosciuta”.
Il rispetto, la gentilezza, i confini…sono invece nuovi, spaventosi, sconosciuti.
E il cervello umano tende sempre a tornare a ciò che conosce, non a ciò che fa bene.
Ma il punto è questo:
Con il tempo e il lavoro su di sé, si può reimparare a distinguere tra sicurezza e pericolo, tra amore e abuso, tra rispetto e manipolazione.
Per uscire da questo schema e guarire davvero, ecco cosa si può fare, passo dopo passo:
1. Riconoscere
2. Ricostruire i confini
3. Riprogrammare il corpo
– Il trauma vive anche nel corpo. Tecniche come:
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Respirazione consapevole
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Somatic experiencing
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Mindfulness
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Terapia EMDRaiutano a sciogliere l’iper-allerta.
4. Cercare supporto sicuro
5. Coltivare l’autostima reale
La guarigione
È diventare chi si è, dopo aver visto il buio.
La guarigione avviene quando la persona impara gradualmente che:
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La sicurezza esiste
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Non bisogna meritare amore attraverso il dolore
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I confini non sono egoismo, ma cura
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Non ogni tono alzato è una minaccia
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Non ogni affetto è una trappola
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Si può essere amati senza essere feriti
Guarigione non è “non avere più paura”.
È sapersi proteggere senza perdere la capacità di amare.
È tornare padroni del proprio corpo, dei propri confini, della propria dignità.
È dire: “Posso riconoscere il pericolo. Posso riconoscere la sicurezza. E posso scegliere.”
Lì nasce la libertà.
Psicologa Giulia Rinaldi - Blog Consapevolezza Interiore
👉“Lavoro con adulti e giovani adulti che vivono sensi di colpa, pensieri disfunzionali e limiti familiari. Se ti riconosci, prenota un colloquio: inizieremo a costruire insieme il percorso più adatto a te.”

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