Perché, quando potremmo stare meglio, stiamo peggio?

Perché, quando potremmo stare meglio, stiamo peggio?




Spesso, quando possiamo stare meglio, quando finalmente finiscono tanti problemi, tante situazioni annose e dannose, è anche un momento in cui a volte subentra molto l'ansia. Questo me lo raccontano spesso anche i miei pazienti: "abbiamo attraversato tantissime difficoltà, tantissimi momenti difficili, ma proprio nel momento in cui abbiamo iniziato a vedere la luce e i problemi si sono risolti, abbiamo iniziato anche a stare peggio". Oppure pazienti che mi dicono "nel momento in cui le situazioni difficili si sono calmate, ho iniziato ad avere ansia, ad avere attacchi di panico". 

Gli attacchi di panico sono i guardiani della nostra foresta nera interiore.

Vediamo insieme perché accade questo.

Succede spesso che quando “fuori” tutto si calma, “dentro” si attiva qualcosa. Ed è proprio lì che iniziamo a sentire l’ansia, i vuoti, a volte anche il panico.

Una lettura possibile, dal punto di vista emotivo, è che quando si è in emergenza o in difficoltà cronica, ci si concentra sul sopravvivere. È un tempo pieno di problemi concreti da risolvere, quindi tutta l’energia va lì. Ma quando quella fase finisce, si crea uno spazio. E in quello spazio…affiorano le emozioni mai elaborate, il dolore sedimentato, la fatica, i bisogni rimasti inascoltati. È come se il corpo e la psiche dicessero: “Ora che non devi più lottare fuori, puoi finalmente ascoltare dentro”.

A volte può esserci anche una sorta di abitudine al caos. C’è chi ha vissuto a lungo nella tensione, e quando tutto si calma, non si sente sicuro ma...disorientato. Come se il silenzio facesse più paura del rumore. E il corpo reagisce con l’ansia perché non conosce ancora il “benessere” come terreno familiare.

Anche dal punto di vista dell’attaccamento, potremmo dire che certe persone associano il “calmo” all’imprevedibilità: magari hanno vissuto esperienze dove il pericolo arrivava proprio dopo la quiete. Quindi il corpo resta in allerta anche quando fuori tutto sembra andare bene.


Cosa accade quando ci allontaniamo da dinamiche disfunzionali in cui abbiamo vissuto per tantissimo tempo?

Può subentrare tanto senso di colpa, tanto senso di vuoto, malinconia, difficoltà a star bene, ad essere felici e spesso i momenti in cui potresti stare più tranquillo, sono i momenti più malinconici.

Quando si esce da una dinamica tossica, specialmente se è durata anni, è normale che subentri un senso di smarrimento. Anche se era dolorosa, quella dinamica era familiare, conosciuta. E quando la lasci, lasci anche una parte di identità che si era costruita intorno alla “sopravvivenza”.

È come se ci fosse una parte di te che non sa bene chi è, fuori da quel dolore. E allora spuntano il vuoto, la malinconia, il senso di colpa...come se la mente dicesse “ma sei sicura di poterti permettere di star bene?”.

In un certo senso, è il lutto per qualcosa che è stato. Anche se era dannoso, era tuo, era parte della tua storia. E ora che non c’è più, rimane un silenzio nuovo da abitare. È lì che nasce la malinconia.

In quei momenti ci si sente impotenti, ci si chiede se si avrebbe potuto fare di più, se ci si sarebbe potuti comportare in maniera diversa. Si pensa alla propria parte adulta e sana che sta emergendo nel presente, lontano da quelle dinamiche, e ci si chiede perché non è emersa prima, perché non la si utilizzava prima, perché non si è riusciti a salvare quella determinata situazione.
La verità è che quella parte adulta e sana non poteva emergere prima, perché non c'erano le condizioni per farlo. Quando si era immersi nella relazione disfunzionale, si era impegnati a proteggersi, a sopravvivere, a cercare un senso. E quella forza che oggi si prova, è nata anche grazie alla distanza da quella dinamica.

Non hai sbagliato. Hai fatto il meglio che potevi, con le risorse che avevi in quel momento. E se oggi riesci ad aiutare te stesso/a, è perché sei passato/a da lì. Ma non sei tenuto/a a salvare tutti. 


Psicologa Giulia Rinaldi - Blog Consapevolezza interiore


👉“Lavoro con adulti e giovani adulti che vivono sensi di colpa, pensieri disfunzionali e limiti familiari. Se ti riconosci, prenota un colloquio: inizieremo a costruire insieme il percorso più adatto a te.”

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