Riscrivere la propria storia: creare una nuova narrazione della propria vita

 

Riscrivere la propria storia: creare una nuova narrazione della propria vita



Perché le storie che ci raccontiamo contano

Ognuno di noi cresce all’interno di narrazioni: le storie che i genitori, gli insegnanti, i compagni e la società ci raccontano su chi siamo. “Sei la pecora nera della famiglia”, “non sei portato per lo sport”, “crei sempre problemi”. Queste frasi, ripetute negli anni, diventano etichette che ci definiscono. Col tempo smettiamo di domandarci se siano vere o giuste e iniziamo a comportarci come se fossero la nostra identità. È il potere della narrazione: non descrive solo il passato, ma modella il presente e il futuro.

La psicologia narrativa parte proprio da questo presupposto: il modo in cui interpretiamo gli eventi della nostra vita può diventare una gabbia o una risorsa. Riscrivere la propria storia non significa negare il passato, ma guardarlo con occhi nuovi per aprire possibilità di azione e cambiamento.

Dal copione ereditato al copione scelto

Spesso la “storia” che ci portiamo addosso non l’abbiamo scelta. Ci è stata consegnata, esplicitamente o implicitamente, attraverso commenti, aspettative, confronti e silenzi. Se da piccoli ci hanno definito “difficili”, “pigri”, “troppo sensibili”, potremmo crescere credendo di esserlo davvero, anche quando i comportamenti che abbiamo avuto erano reazioni a un contesto particolare.

Riscrivere la propria storia significa riconoscere che quel copione non è definitivo. Possiamo rileggerlo, modificarlo, integrarlo con nuove sfumature. Non per creare un “falso sé” ma per dare voce alle parti di noi rimaste in ombra.

Come si riscrive una storia: quattro passaggi pratici

  1. Prendere consapevolezza delle etichette
    Il primo passo è accorgersi delle frasi che ci ripetiamo o che ci sono state dette. Scriverle nero su bianco può aiutare: “Io sono…”, “Mi hanno sempre detto che…”. In questo modo portiamo alla luce i copioni impliciti.

  2. Verificare la realtà e il contesto
    Domandiamoci: questa frase da dove nasce? C’è stato un episodio o un periodo particolare che l’ha alimentata? È davvero vera oggi o è un’etichetta datata? Non tutto ciò che è stato detto su di noi riflette la realtà presente.

  3. Cercare il senso positivo o l’intenzione originaria
    Molte etichette hanno un fondo di funzione o di protezione. Un bambino “testardo” può essere in realtà determinato. Una persona “troppo sensibile” può avere un’empatia profonda. Individuare questa qualità nascosta è il cuore della riscrittura.

  4. Creare una nuova frase, più integrata e utile
    Sostituire l’etichetta con una descrizione più ampia e benevola, che riconosca sia i limiti che le risorse. Non è autoinganno: è integrare la complessità della nostra esperienza.

Alcuni esempi concreti di riscrittura

  • “Sei la pecora nera della famiglia”
    → “Sono una persona coraggiosa, capace di seguire la mia strada anche quando è diversa da quella degli altri. Questo coraggio mi ha portato lontano e a volte mi ha fatto sbagliare. Oggi posso accogliere il mio coraggio e imparare a bilanciarlo con la prudenza.”

  • “Non sei bravo con nessuno sport”
    → “Ho sperimentato varie attività e ho scoperto che preferisco movimenti più tranquilli e solitari, come una camminata veloce nella natura. Questo mi fa bene e mi rappresenta.”

  • “Tu crei sempre problemi”
    → “Sono una persona creativa e trasformativa, determinata e coraggiosa. Le mie energie possono portare cambiamento e talvolta destabilizzare, ma posso imparare a canalizzarle.”

  • “I miei genitori non mi volevano, erano presi da altro”
    → “Essere genitori è difficile. Spesso, quando ci si fida di un figlio, lo si lascia più libero. Questo non significa che non ci fosse amore: posso riconoscere che la loro distanza aveva ragioni più ampie, senza negare il mio dolore.”

Queste riscritture non cancellano il vissuto, ma lo ampliano. Permettono di riconoscere sia la ferita che la risorsa, trasformando un marchio in un punto di forza.

Perché funziona

Il nostro cervello è plastico. Le narrazioni interiori funzionano come schemi cognitivi che guidano emozioni e comportamenti. Se continuo a ripetermi “sono la pecora nera”, tenderò a isolarmi, a sentirmi in colpa o inadeguata. Se invece mi dico “sono coraggiosa e posso integrare prudenza”, il mio sistema emotivo si attiverà in modo diverso: emergeranno nuove possibilità, nuove scelte.

La riscrittura narrativa è quindi uno strumento di empowerment: ci restituisce l’agenzia sulla nostra identità. Non siamo solo ciò che è successo, ma ciò che scegliamo di fare con ciò che è successo.

Alcune domande per iniziare

Per lavorare su di sé puoi porti queste domande, magari tenendo un diario:

  • Quali frasi su di me sento di aver interiorizzato dall’infanzia o dall’adolescenza?

  • Quali di queste frasi mi fanno sentire limitata, bloccata o giudicata?

  • Quale qualità positiva potrebbe esserci dietro quell’etichetta?

  • Come potrei formulare una nuova frase che mi rappresenti meglio oggi?

  • Cosa cambierebbe nella mia vita se adottassi questa nuova narrazione?

Scrivere le risposte non serve a fare “pensiero positivo”, ma a riconoscere la complessità di sé e aprire scenari.

Integrare, non negare

Un punto importante: riscrivere non significa “romanzare” o “sbiancare” la realtà. Se c’è stato dolore, trascuratezza, ingiustizia, è legittimo riconoscerlo. La nuova narrazione non nega, ma integra. Dice: “Questo è accaduto, e allo stesso tempo io ho sviluppato queste risorse” oppure “Questa è stata la mia ferita, e oggi scelgo di prendermene cura in questo modo”.

In terapia spesso si lavora proprio su questo: trasformare il racconto di sé da “storia di vittima” a “storia di sopravvissuto”, da “storia di mancanza” a “storia di ricerca”. Non per cancellare, ma per dare senso e direzione.

Dal passato al futuro

Riscrivere la propria storia non è solo un esercizio retrospettivo. È un ponte verso il futuro. Ogni volta che cambiamo il modo in cui ci definiamo, apriamo nuove possibilità di azione. Una persona che da “sono disorganizzata” passa a “sto imparando a organizzarmi in modo creativo” comincia davvero a cercare strategie nuove.

In altre parole, la narrazione che scegli oggi può diventare la realtà di domani.

Un esercizio pratico

  1. Scegli tre frasi che senti di aver interiorizzato su di te (positive o negative).

  2. Scrivile su un foglio.

  3. Per ciascuna chiediti: da dove viene? È ancora vera oggi?

  4. Identifica almeno una qualità positiva nascosta dietro quella frase.

  5. Riscrivila in modo integrato, come negli esempi sopra.

  6. Ripeti a te stesso/a la nuova frase per alcuni giorni, osservando come cambia il tuo modo di pensare e agire.

Questo semplice esercizio, fatto con costanza, può produrre cambiamenti profondi nella percezione di sé.

Conclusione

Riscrivere la propria storia è un atto di responsabilità e libertà. Significa uscire dalla prigione delle etichette per riconoscere la complessità della propria esperienza. Significa non negare le ferite ma trasformarle in conoscenza, non dimenticare le cadute ma riconoscere anche la forza che ci ha permesso di rialzarci.

Ogni giorno possiamo scegliere di raccontarci in modo diverso. Non per illuderci, ma per vedere la nostra vita con occhi più ampi, più compassionevoli e più veri. In questo spazio di riscrittura nascono nuove possibilità di cambiamento e crescita.


Psicologa Giulia Rinaldi - Blog Consapevolezza Interiore

👉“Lavoro con adulti e giovani adulti che vivono sensi di colpa, pensieri disfunzionali e limiti familiari. Se ti riconosci, prenota un colloquio: inizieremo a costruire insieme il percorso più adatto a te.”

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